sport femminile in italia

sport femminile in italia

Rai - Radiotelevisione Italiana Spa Sede legale: Viale Mazzini, 14 - 00195 Roma | Cap. J. Epstein, K. Straub, Body guards: the cultural politics of gender ambiguity, London, Routledge, 1991. La diffusione degli sport femminili è segnata, soprattutto sul finire dell'Ottocento e ancora nei primi decenni del Novecento, da quel riduzionismo biologistico che dipinge le donne come fisicamente fragili. Lo sviluppo delle attività sportive fra le donne è del resto in larga misura facilitato dal graduale mutamento della moda, che ne viene a sua volta influenzata, per cui cominciano a modificarsi le fogge degli abiti femminili. Numerosi studi condotti in vari paesi occidentali hanno messo a fuoco la relazione tra tassi di partecipazione all'attività sportiva e disponibilità di risorse. Maschilità egemone e femminilità tradizionale si implicano a vicenda: le immagini di forza, aggressività, muscolarità e attività che lo sport contribuisce a legare al corpo maschile, risultano convincenti solo se possono opporsi a un'identità femminile associata a immagini di relativa fragilità, gentilezza e grazia. Uffi… In tutti i paesi occidentali i maschi si orientano verso sport che consentono loro di confrontarsi con gli altri, di appartenere a un gruppo e di ottenere prestazioni eclatanti; le donne invece preferiscono sport meno aggressivi. Si diffondono forme leggere e contenute di esercizio, quali le varie declinazioni della ginnastica svedese, e la medicina comincia a considerare che alcune forme controllate e moderate di esercizio fisico possano sortire risultati benefici anche e soprattutto per le donne, favorendone persino la capacità riproduttiva. K.E. la tennista Billie Jean King sia con le sue numerose vittorie sia con le sue iniziative per lo sviluppo di una coscienza sportiva femminile e il consolidamento di organizzazioni internazionali di promozione dello sport fra le donne (Festle 1996) ‒ si assiste a un rapido cambiamento di orientamento: già nei primi anni Settanta oltre un quinto delle liceali americane dichiara che vorrebbe essere ricordata per i propri successi sportivi e nello stesso periodo diversi studi mostrano che, non solo fra i ragazzi, ma anche fra le ragazze, praticare attività fisica e sportiva favorisce popolarità e successo sociale (Guttmann 1991). Il campo E. Green, S. Hebron, D. Woodward, Women's leisure, what leisure, London, Macmillan, 1990. Il rapporto fra genere, sesso e sessualità appare infatti cruciale nella nostra cultura in cui vige un particolare allineamento normativo fra le tre categorie: il sesso è l'insieme di criteri cosiddetti biologici in base ai quali le persone vengono ascritte a categorie distinte; il genere è il complesso degli attributi personali, culturalmente stabilizzati, che rispondono a cosa ci si aspetta da persone di sesso diverso; la sessualità si riferisce ai modi di vivere e gestire il desiderio erotico. Lo scopo del gioco è realizzare punti facendo cadere la palla nel campo avversario (fase di attacco), impedendo che l’altra squadra faccia altrettanto (fase difensiva). Lo sport femminile italiano regala una delle più straordinarie emozioni degli ultimi anni. È così fiorita la critica alle dicotomie cultura/natura, mente/corpo, genere/sesso, maschio/femmina (Butler 1997) e la natura è parsa essa stessa come qualcosa di simbolicamente costruito ‒ di mediato dai simboli e dai segni che utilizziamo per definirla, descriverla e spiegarla ‒ e allo stesso tempo come qualcosa di cui simbolicamente ci serviamo per ordinare la nostra esperienza (Haraway 1995). Al secondo posto della classifica compare il tennis, che con 400mila tesserati – di cui il 33% tenniste – è una delle attività sportive più praticate dalle donne. Il match che metterà in palio il primo trofeo della stagione sarà trasmesso, domenica 10 gennaio, alle ore 12.30 su Sky Sport Uno, Sky Sport Serie A e Sky Sport 257. Molti sport, sia di squadra, come il rugby o il calcio, sia individuali, come l'atletica leggera, si sono andati differenziando dalle attività fisiche popolari nelle scuole riservate alle élite borghesi, dove hanno spesso avuto la funzione di forgiare il carattere dei futuri leader politici ed economici, educandoli a un'etica del fair play tra eguali, del governo di sé e del comando e promuovendo valori come la competizione, la forza e l'aggressività (Bourdieu 1978; Elias e Dunning 1986; Defrance 1995). Nonostante ciò, con il consolidamento dello sport moderno le donne iniziano la propria ascesa, prima incerta e poi sempre più vistosa, nell'universo sportivo. Lo sport femminile è l'insieme di pratiche sportive condotte, in forma sia dilettantistica che professionistica, da persone di sesso femminile. Sport and the physical emancipation of English women, 1870-1914, Lexington, The University Press of Kentucky, 1998. In generale palleggi, bagher e battute piacciono sia a uomini che a donne, tanto che questo sport è il secondo a livello nazionale, dopo il calcio. A partire dagli anni Settanta e ancor più negli anni Ottanta, una simile tendenza è incoraggiata dalle politiche per le pari opportunità, che rendono legittimo e doveroso il coinvolgimento femminile nello sport nelle scuole. Special star per usability e direzione creativa. Come ha scritto recentemente il sociologo francese Pierre Bourdieu (1998), il genere non può venire ridotto a un atto volontaristico, essendo consolidato sia in dati materiali ‒ il portamento, l'atteggiamento, la dimensione ecc. Finora, in Italia, al calcio femminile è semplicemente mancata la visibilità. Simili dati quantitativi vanno ovviamente letti sullo sfondo degli orientamenti culturali più diffusi rispetto al genere e allo sport. Ma lo sport più amato e praticato dalle sportive è la pallavolo, che conquista il primo posto della classifica: su 331.843 atleti il 77% sono donne. Si tratta però anche in questo caso di distinzioni tanto salde e radicate quanto sociali e convenzionali, legate fra l'altro alla specifica storia del complesso delle attività sportive in ciascun paese. Pattinaggio 7. Lo sport al femminile nella società moderna. L'idea che l'attività sportiva potesse peggiorare e mascolinizzare l'aspetto delle donne praticanti e quindi intaccare il giusto rapporto fra i sessi, soprattutto nella sfera sessuale ‒ promuovendo appunto tendenze omosessuali ‒ si è sicuramente configurata come uno dei principali deterrenti alla diffusione dello sport femminile con cui molte atlete si trovano spesso a dover negoziare (Cahn 1994). Lida Fariman gareggia nel tiro a segno, una delle poche discipline sportive che le donne iraniane possono praticare senza violare l'hijab, l'abbigliamento islamico che impone di coprire tutto il corpo. sport femminile: per la prima volta dopo la rivoluzione islamica del 1979 una donna fa parte della rappresentativa iraniana. Sono dunque le donne che esercitano attività lavorative retribuite ad avere un tasso più alto di partecipazione alle attività sportive. A. Davisse, C. Louveau, Sports, école, société: la part des femmes, Joinville-le-Pont, Action, 1991. Nonostante la scarsa attenzione alle distinzioni di genere, questi approcci hanno tuttavia evidenziato che lo sport ha una funzione sia integrativa, cioè di riproduzione dell'ordine sociale, sia dialettica, ovvero di riproposizione dei conflitti, anche latenti, fra gruppi e categorie di persone e dei confini simbolici che li sostengono. Per alcuni le diversità biologiche e fisiologiche sono fondamentali e insormontabili, per altri le prestazioni inferiori sono in larga parte dovute alla segregazione delle migliori atlete donne, costrette a gareggiare solo fra loro senza poter competere con i migliori atleti uomini. La ginnastica organizzata direttamente dallo Stato o da élite filantropiche come forma di educazione, mira soprattutto a preparare le classi meno abbienti a prendere il proprio posto nell'ordine sociale, come lavoratori, soldati e infine come madri (Vigarello 1988; Park 1994). Un buon numero di italiani sembra dunque ormai coinvolto nel fare moto. In generale, le forme di ginnastica che si sviluppano nell'Ottocento, sia in Europa sia negli Stati Uniti, tendono ad accrescere l'utilità del corpo, a migliorarne l'igiene, nel tentativo di temprare la morale pubblica e di forgiare cittadini migliori. 388-407. G. Vigarello, Un histoire culturelle du sport: techniques d'hier et d'aujourd'hui, Paris, Revue EPS, 1988. Power games. Sport, chiamato anche volley, che si svolge tra due squadre di 6 giocatori ciascuna. Ciò è particolarmente visibile negli sport ricreativi e salutisti, dal jogging alle varie forme di fitness in palestra che tendono sempre più a mescolare i due sessi, oltre che competizione, gioco e finalità estetiche (Sassatelli 2000). Questi dati spiegano in qualche modo perché la fama accompagni ancora soprattutto le star dello sport maschile, mentre per le atlete le prestazioni atletiche e la capacità di competere e ottenere successi passano più spesso inosservate e vengono più facilmente ricordate le caratteristiche fisiche (Lines 2002). Al contempo, la partecipazione a tali sport non solo rafforza l'impressione che gli uomini siano naturalmente più violenti, ma si associa effettivamente a un più disinvolto uso della violenza anche fuori dalla sfera sportiva. cit. Scherma 5. Oggi sono 1.056.824 gli atleti tesserati a federazioni calcistiche e solo il 2% è rappresentato da donne. Ai lavori che documentano l'ineguale distribuzione di uomini e donne nello sport e la diversa importanza assegnata alle attività maschili e a quelle femminili si affiancano quindi le ricerche, spesso di matrice femminista, che considerano la sfera sportiva come un dominio di elezione per la costruzione di nozioni egemoniche di maschilità e femminilità. Le prime femministe-socialiste cercavano di controbilanciare l'insensibilità al genere di gran parte della scienza sociale classica mostrando le connessioni fra capitalismo e patriarcato, analizzando cioè la divisione sessuale del lavoro e le ideologie che sottostanno al confinamento della donna nella sfera domestica. Accanto ai grandi saggi ginnici collettivi che impegnano più o meno direttamente tutti i giovani e le giovani italiane e che hanno un'ovvia funzione politico-propagandistica, le attività ginniche dei Balilla si diffondono capillarmente e nel 1936 coinvolgono quasi quattro milioni di iscritti, hanno luogo in oltre 5000 palestre e rispondono sempre più chiaramente non solo a ragioni igieniche, eugenetiche e morali, ma anche, per i ragazzi, a esigenze di preparazione premilitare (Ferrara 1992). Hanson, R.S. Il motivo è presto detto: muoversi non solo fa bene al corpo, ma soprattutto è un modo formidabile per scaricare lo stress e la tensione. e poet. ISTAT, La pratica sportiva, in Indagine multiscopo sulle famiglie 1987-91, 6° vol., Roma, ISTAT, 1994. Le ragioni non vanno ricercate solo in campo estetico o di benessere generale, ma chiamano in causa anche l’attenzione alla prevenzione. ... tutte le dirette di sport. Si può poi notare come le stesse atlete professioniste siano meno pagate e meno visibili nei media rispetto ai loro corrispettivi maschili. La cura del corpo e la ricerca del benessere psicofisico sono infatti motivazioni assai importanti per le donne e, in generale, per gli sportivi che hanno superato i trent'anni: in questo caso l'esercizio fisico sembra configurarsi come un investimento per il futuro e si scelgono spesso le attività che promettono il massimo dei benefici nel minor tempo possibile (IREF 1995). N. Elias, E. Dunning, Quest for excitement: sport and leisure in the civilizing process, London, Blackwell, 1986. I dati statistici indicano, a partire dal secondo dopoguerra, una crescita sostenuta della quota femminile sul totale degli atleti: da poco più dell'8% nel 1948 a oltre il 20% nel 1976 sino a oltre il 36% nel 1996 (Hargreaves 1994; Gender power and culture 2001). Puhl, C. Harmon Brown, R.O. Dominatrice in Italia, lontanissima dalle prime in Europa, anzi addirittura dietro a una squadra che è dovuta ripartire dalle serie inferiori e che da tre anni non gioca più in campo internazionale. La pallavolo è lo sport femminile più praticato. Sport di rimando della palla che si disputa in un campo rettangolare, diviso a metà da una rete, opponendo due (singolo) o quattro (doppio) giocatori, che rilanciano a vicenda la palla nella metà campo avversaria con l’aiuto di una racchetta (➔). Su Sky Sport le ultime notizie sul calcio femminile: scopri classifiche e risultati di Serie A e Champions League donne A questi dati vanno aggiunti quelli forniti dal CONI (1998) in relazione all'attività fisica non competitiva e blanda. feminile) agg. Nell'ambito della sociologia e della storia dello sport, le differenze di genere vengono oggi dunque considerate come alcune delle relazioni di potere che innervano il campo sportivo e ne fanno una sfera di conflitto sociale più o meno sotterraneo. L. Duffin, The conspicuous consumptive: woman as an invalid, in The nineteenth century woman, ed. 92-110. In particolare, alcuni sport si configurano come prettamente maschili: il calcio è, per es., praticato dal 41,4% dei maschi sportivi e solo dall'1,7% delle donne che fanno sport, e il ciclismo dal 9,8% dei maschi e solo dal 2,8% delle donne. Ancora adesso comunque le distinzioni e le gerarchie di genere sono spesso rafforzate dai commenti televisivi che tendono, mediante forme linguistiche scontate e ripetitive, a evidenziare la 'diversità' delle atlete, a sottovalutare la portata delle loro prestazioni, a infantilizzare e a ingentilire anche le atlete di maggior spessore e successo. B. Wheaton, Babes on the beach, women in surf: researching gender, power and difference in the windsurfing culture, in Power games… op. Negli Stati Uniti, per es., la legge federale che dal 1979 vieta la discriminazione basata sul sesso, in ogni programma o attività, a tutte le istituzioni educative che beneficiano di fondi federali, ha avuto una notevole importanza non solo nell'incentivare lo sport femminile nel paese, ma anche nell'ispirare le politiche antidiscriminatorie adottate in Gran Bretagna e in altri paesi europei negli anni Ottanta (Hargreaves 1994; Shinabargar 1995). ‒ sia in simboli ‒ classificazioni e categorie ‒ che parlano del soggetto. Queste attività, rivelandosi adatte ai grandi numeri e fortemente disciplinanti, poiché permettono di educare e promuovere l'efficienza fisica, la capacità di svolgere compiti ripetitivi e precisi, nonché l'attitudine all'obbedienza delle classi lavoratrici, sono fortemente sostenute dai gruppi sociali dominanti in molti paesi europei: ben si adattano a quella filosofia darwinista che collega il miglioramento della razza umana all'accrescimento della salute e della fibra morale delle donne cui spetta il fondamentale compito riproduttivo (Hargreaves 1994). In generale palleggi, bagher e battute piacciono sia a uomini che a donne, tanto che questo sport è il secondo a livello nazionale, dopo il calcio. Per il terzo anno consecutivo saranno Juventus e Fiorentina a contendersi il titolo. D'altro canto, la Carta olimpica contro la discriminazione nello sport condanna le discriminazioni non solo razziali, religiose e politiche, ma anche quelle legate al genere e al sesso (Gender power and culture 2001). J. Butler, Corpi che contano, Milano, Feltrinelli, 1997. Lo sport può essere cioè utilizzato, come una sorta di arena metaforica, per resistere alle forme di potere simbolico e diventare un vero e proprio campo di battaglia in cui vengono riscritte le classificazioni che fissano le gerarchie sociali. CONI, Bilanci e prospettive dello sport italiano, Roma, Romana Editrice, 1998. Critical feminist perspectives, ed. Le educatrici mettono al bando i contatti fisici e i look “provocanti”, poiché lo sport femminile è uno strumento a sostegno della fertilità. R. Deem, All work and no play? Il regime fascista rimane comunque tendenzialmente ostile alle competizioni atletiche femminili in pubblico: alle Olimpiadi di Los Angeles del 1932, anche per l'opposizione di papa Pio XI, nella squadra nazionale italiana non figurano donne, laddove il team maschile miete numerosi e significativi successi. Andrews, Feminizing Olympic reality, "International Review for the Sociology of Sport", 1998, 33, 1, pp. Così, studiosi come S.K. Soc. P. Vertinsky, The eternally wounded woman: women, exercise and doctors in late nineteenth century, Manchester, Manchester University Press, 1990. M.J. Festle, Playing nice: politics and apologies in women's sports, New York, Columbia University Press, 1996. P. Bourdieu, Sport and social class, "Social Science Information", 1978, 17, pp. Cultura commerciale e disciplina del corpo, Bologna, Il Mulino, 2000. I nuovi vestiti disegnati per la bicicletta ‒ gonne più corte e gonne pantaloni, l'inserimento di elastici e nastri per accorciare e fissare le gonne, ecc. il tennis femminile è ampiamente accettato come attività consona alle donne e riesce ad attirare un folto pubblico di entrambi i sessi, in altre discipline, considerate più maschili, la partecipazione femminile tende a essere guardata con sospetto. Si è detto che la partecipazione ad attività fisico-ricreative non strettamente sportive o agonistiche può configurarsi come un terreno dove gli attributi di genere si mescolano e vengono in parte sovvertiti. Si tratta di pratiche relative alla presentazione del corpo (dal trucco all'acconciatura dei capelli) che vengono poste in atto anche dalle atlete professioniste impegnate ai più alti livelli in sport ritenuti 'maschili' come per es. chiamavano la pallavolo maschile semplicemente pallavolo, mentre specificavano sempre 'pallavolo femminile', con l'effetto di farla apparire come una versione minore rispetto allo sport vero e proprio. Per le specifiche caratteristiche corporee, legate in modo particolare al loro ruolo nella riproduzione umana, e quindi alla gestazione e all'allattamento, le donne sono state considerate inadatte alle attività fisiche che richiedono un certo impegno. Il rapporto delle donne con lo sport, documentato fin dall'antichità, ha pagato periodi di oscurantismo: testimoniato da ampi reperti archeloogici nel periodo romano ed ellenico, infatti, fu eclissato dopo la caduta dell'impero romano e per tutto il medio evo, riprendendo lentamente visibilità fino a ritrovare un proprio ruolo nella seconda metà del XIX secolo. La costruzione sociale del maschile e del femminile, Bologna, Il Mulino, 1996. Masculinities, gender relations and sport, ed. In Inghilterra già dal 1880, le donne sono ammesse nell'associazione nazionale di cicloturismo, ma è solo nel 1916 che tale associazione consente la prima gara di ciclismo femminile (McCrone 1988). In altri termini, sportivi i primi, sedentarie le seconde. Uno studio svolto dallo Sports Council britannico, per es., ha mostrato che problemi di trasporto, di orario e di costo sono fra i principali deterrenti alla partecipazione femminile allo sport e ha raccomandato l'offerta di attività rivolte solo alle donne, a costi contenuti, in un ambiente sicuro e non intimidatorio, magari fornendo alle madri la possibilità di praticare sport con i propri bambini o di usufruire di un servizio di baby sitting (Hargreaves 1994; IREF 1994). Di femmina, di donna: sesso femminile; corpo, animo, psicologia femminile; una grazia squisitamente femminile; gusti tipicamente femminile; abito femminile; arti femminile; un’intelligenza... società liquida loc. ‒ viene spesso messa in discussione, così come, peraltro, stentano ad affermarsi versioni maschili di sport come il nuoto sincronizzato che richiedono caratteristiche ‒ grazia e leggerezza ‒ antinomiche rispetto alla maschilità tradizionale. La partecipazione femminile ai Giochi Olimpici non offre tuttavia una indicazione inequivocabile del superamento di atteggiamenti tradizionalisti e sessisti. Si è in effetti rilevato che il tempo libero delle donne, lungi dall'essere un'area di libera espressione, è costruito in funzione delle relazioni dominanti fra i sessi, a loro volta definite dalle vestigia del sistema patriarcale (Green-Hebron-Woodward 1990). Vicende e storie analoghe segnano lo sviluppo e la diffusione tra le donne del tennis, del golf e del nuoto (Guttmann 1991). Critical feminist perspective 1990; Masculinities, gender relations and sport 2000), fondandosi su un'analisi gramsciana dell'universo sportivo, mostra come proprio lo sport possa offrire ai gruppi più svantaggiati (per genere, razza o etnia) l'occasione di sfidare l'ordine stabilito, migliorando il proprio status e talvolta sovvertendo gli stereotipi di cui sono vittime. Questo, in parte, è dovuto al fatto che la ricerca sociale sullo sport è stata fortemente influenzata da concezioni idealiste, che tendevano a sottolineare il carattere gratuito e ludico delle attività sportive, considerandole quindi come una sfera di azione in cui l'attore sociale entrava liberamente, senza imposizioni di sorta, esprimendo piuttosto sé stesso, i propri desideri e la propria autonomia.

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